Titolo Proprio: Specie affine dell'oenanthe [Cul bianco] con l'oenanthe e vite selvatica
Autore: Cristoforo Coriolano
Soggetto: Animale
Collocazione: p. 764
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F39(CULBIANCO)
Datazione Stimata: 1600
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 10,7 x 16
Tag: uccello , uva , Agostino Nifo ,

L'illustrazione raffigura un uccello catturato dai cacciatori nel mese di gennaio che, essendo sconosciuto, era privo di una denominazione specifica. Aldrovandi lo associa tuttavia all'oenanthe, ossia alla specie che gli italiani chiamavano Cul bianco, appellativo riferito alla caratteristica colorazione della regione sottocaudale. La coda era infatti composta da dodici penne, ciascuna contraddistinta da una macchia biancastra all'estremità. Il resto del corpo presentava una colorazione grigia, mentre il ventre era caratterizzato da macchie color ruggine. L'uccello era inoltre dotato di un becco piuttosto robusto, così come anche gli artigli.
Nella xilografia l'esemplare è raffigurato mentre stringe nel becco un ramoscello di oenanthe, pianta con la quale condivide il nome. Quest'ultimo deriverebbe, nel caso della pianta, dalla credenza che la sua ingestione producesse effetti simili all'ubriachezza, mentre, nel caso dell'uccello, farebbe riferimento, secondo Agostino Nifo (1470-1538) , al colore del piumaggio assimilato a quello dei grappoli d'uva e, secondo Gesner, alla sua predilezione per tale frutto.
L'animale è inoltre ritratto posato su un ramo di vite selvatica (labrusca), probabilmente per sottolineare il legame simbolico e nominale che lo unisce sia all'oenanthe sia alla vite.
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