Titolo Proprio: Calandra con phalaride (Calandra cum Phalaride)
Autore: Cristoforo Coriolano
Tipologia: Sculptor
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-A II.273
Collocazione: p. 847
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F39
Datazione Stimata: 1600
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 9,8 x 11,2
Tag: uccello , allodola massima, Belon ,

Descrizione:

L'illustrazione raffigura una calandra dal piumaggio marrone, posata sul terreno accanto a una pianta di Phalaris. Nel testo Aldrovandi afferma che questo uccello non venne mai catturato nel territorio bolognese; per questo motivo si avvale sia della descrizione sia dell'immagine fornite da Belon. L'animale era molto simile all'allodola, tanto che in alcune località, tra cui Venezia, veniva chiamato semplicemente «allodola». Anche il suo canto era del tutto simile a quello dell'allodola, sebbene più acuto; analoghi erano inoltre il colore del piumaggio, la conformazione della testa, delle ali e della coda, nonché le abitudini. La calandra appariva tuttavia più grande e, per questa ragione, era conosciuta anche con il nome di «allodola massima». In proporzione al corpo, anche il becco risultava più grande e soprattutto più robusto, caratteristica che la natura le aveva conferito per consentirle di frantumare i semi più duri di cui si nutriva.
Questo uccello si distingueva per la sua voce armoniosa. Belon scrive che in Francia le calandre venivano vendute a caro prezzo proprio per questa caratteristica e che, per elogiare una persona dotata di una bella voce, si era soliti dire che cantava bene come una calandra.
L'associazione dell'uccello con la pianta di Phalaris, appartenente alla famiglia delle Graminacee, è verosimilmente riconducibile al fatto che questi uccelli, una volta catturati, venivano alimentati in gabbia con i suoi semi.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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