Titolo Proprio: Pellicano (Pelicanus Pictorum et vulgi)
Autore: Cristoforo Coriolano
Tipologia: Sculptor
Soggetto: Uccello
Collocazione: p. 47
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F36(PELICAN)
Datazione Stimata: 1603
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 24,5 x 18,3
Tag: pellicano, onocrotalo, avvoltoio, Orapollo

Questa prima immagine apre la trattazione dell'Onocrotalo, nome antico e letterario del Pellicano - dal greco "onos", asino e "krotalon", sonaglio - riferito al verso dell'uccello che gli antichi ritenevano simile al raglio di un asino. L'autore ha scelto di utilizzare il nome antico per l'ambiguità insita nella parola "pelecanus" che può avere diversi significati (uccello, utensile, vaso, pianta), tutti collegati alla forma ricurva del becco da cui deriva il nome. Il pellicano ha un valore simbolico molto complesso. Una tradizione degli Egizi, riportata da Orapollo (379-395), tramanda che il geroglifico del pellicano indichi l’uomo stolto perchè, pur potendo nidificare in luoghi elevati, depone le uova in spazi aperti, mettendo in pericolo i piccoli. I cacciatori, infatti, per catturarli circondano il nodo con un materiale infiammabile a cui appiccano il fuoco; il pellicano, non appena scorge il fumo, accorre velocemente e con imprudenza ancora maggiore di quella mostrata nel nidificare, cerca di spegnere il fuoco agitando le ali, alimentando così le fiamme che bruciano le penne dei piccoli privandoli della capacità di fuggire. Il pellicano rimanda anche ad un altro geroglifico: quello relativo alla "misericordia", che i cristiani pongono sulla sommità della croce di Cristo ad indicare il suo sacrificio salvifico caratterizzato da una morte tanto crudele.
In accordo con l'immagine rappresentata, San Girolamo tramanda la leggenda per la quale l'uccello uccide a colpi di becco i propri piccoli ma poi, pentitosi, li piange per tre giorni trafiggendosi affinchè il sangue sgorgato dalle sue ferite bagni i piccoli cadaveri facendoli tornare in vita. San Girolamo attribuisce quindi un valore morale e penitenziale ad un geroglifico egiziano riferito in realtà ad un altro uccello e con un altro significato: si tratta dell'avvoltoio, l'uccello che con il becco si squarcia il petto per nutrire i figli con il proprio sangue associato alla dea Nekhbet, simbolo di madre che protegge il faraone. Nei bestiari medievali avvoltoio e pellicano si confondono e da lì nasce la reinterpretazione cristiana.
I naturalisti naturalmente confutano tali interpretazioni e descrivono correttamente il pellicano come un uccello simile per aspetto al cigno ma più grande (Oloaus Magnus, Albertus Magnus) oppure uguale (Plinio) o più piccolo, come afferma Belon, per il quale tra gli uccelli acquatici per dimensioni è secondo solo al cigno.
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