Titolo Proprio: Cicogna nera (Ciconia nigra, cum hydrolapatho minori)
Autore: Cristoforo Coriolano
Soggetto: Animale
Collocazione: p. 311
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F37(STORK)
Datazione Stimata: 1603
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 29,6 x 18,3
Tag: uccello, cicogna, P. Belon, C. Gesner
Con questa immagine inizia la trattazione di quegli uccelli acquatici che, pur non essendo adatti al nuoto perché privi di piedi palmati, vivono in luoghi ricchi d'acqua, come stagni, paludi e fiumi. Il primo uccello rappresentato è la cicogna che comprende una specie bianca e una nera, differenti per il colore e per il luogo in cui vivono. Quanto alla prima, Alberto Magno afferma che ha il corpo, appunto, bianco, tranne le ali e la coda che sono nere, mentre la seconda specie ha dorso nero e ventre biancastro e nidifica solo in zone remote e deserte, abitudine confermata anche da Gesner che riferisce trovarsi numerose nelle regioni montuose e boscose della Svizzera. Di seguito precisa che vista da vicino non è completamente nera ma nel piumaggio ha riflessi verdi, azzurri e leggermente purpurei, mentre il ventre e i fianchi sotto le ali sono bianchi. Il becco rosso vivo è grande e robusto, di colore rosso vivo, e rosse sono anche le zampe e i piedi. Aldrovandi a sua volta nota che l'immagine della cicogna nera riportata da Gesner in realtà non è nera ma piuttosto di un colore bruno omogeneo, per cui suppone che il soggetto raffigurato fosse probabilmente un giovane esemplare. E' rappresentato con un serpentello nel becco accanto ad una pianta acquatica detta romice acquatico.
La cicogna è un uccello dai molti significati: annuncia il ritorno dell'anno, scaccia la tristezza dell'inverno e introduce la gioia della primavera. Della cicogna si ammira la straordinaria prudenza, se ne celebra la castità ma soprattutto si loda per la pietà che mostra verso i propri figli e che i figli mostrano a loro volta verso i genitori, proposta come esempio da imitare tanto dagli autori profani quanto dai teologi. Per questo motivo il poeta antico Petronio Arbitro la definì con l'epiteto di "coltivatrice della pietà" e forse per questa stessa ragione molti popoli risparmiavano le cicogne e ne proibivano l'uccisione. II termine cicogna, se attribuito alla sua forma era utilizzato nell'antichità anche per indicare strumenti, macchine, recipienti e perfino particolari gesti di derisione. Uccello migratore, gli antichi ignoravano dove si recassero le cicogne una volta lasciata l'Europa (Plinio), ma Belon, che li aveva osservati personalmente, afferma con sicurezza che trascorrono l'inverno in Egitto e in Africa. Aldrovandi paragona la cicogna alla mitica fenice: mentre la fenice cerca la vita nel fuoco, la cicogna vi cerca la morte, pur di non abbandonare la propria prole, ed infatti è il geroglifico della pietà reciproca tra genitori e figli e per questa ragione, secondo gli autori antichi, la sua figura veniva posta sulla sommità dello scettro dei re al di sopra di un ippopotamo. Il significato era chiaro: il sovrano doveva moderare la forza e la violenza - rappresentati dall'ippopotamo, che si credeva uccidesse il padre per unirsi alla madre - con la pietà filiale e familiare. Anche l'emblema di Andrea Alciato la presenta come modello di riconoscenza: «La cicogna, celebre per la sua pietà, nutre nel nido i piccoli ancora implumi, suoi cari pegni. Si aspetta poi che quei doni siano restituiti. Quando la madre diventa vecchia e ha bisogno di aiuto, la prole pia non delude la speranza: trasporta sulle spalle il corpo stanco dei genitori e procura loro il cibo con il becco.»
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