Titolo Proprio: Monete
Autore: Ignoto
Identificativo: 35 [3] 16-B.3
Collocazione: p. 112
Classificazione: Filosofia
IconClass: 46B311
Datazione Stimata: 1602
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 5,5 x 5
Tag: monete, Efeso, ape, cervo

Descrizione:

Nell’immagine sono rappresentati il fronte e il retro di due monete battute in argento, riconducibili alla dramma tipica della monetazione efesina, fra le più antiche e importanti zecche dell’epoca antica. Aldrovandi analizza questi esemplari e riporta le ricerche di esperti in materia, come Fulvio Capibivio, per dimostrare come l’ape sia il tipo iconografico ricorrente nella monetazione antica.
Sul fronte della prima moneta (figura A), è rappresentata un’ape con le ali spiegate.
Ai lati dell’insetto si possono leggere le lettere greche "epsilon" e "phi" che indicano la città di Efeso.
L’ape denota lo zelo, l’equilibrio e la clemenza del re verso il popolo, la volontà di non nuocere e non punire crudelmente i suoi sudditi. Secondo antiche credenze riprese da Aldrovandi si riteneva, infatti, che il capo dell’alveare fosse un “re” e che questo o non avesse il pungiglione o non volesse usarlo per non abusare del proprio potere.
Sul rispettivo rovescio (figura B), compare un cervo, animale sacro ad Artemide, divinità tutelare efesina, rappresentato a figura intera, posto davanti a una palma alta e frondosa carica di frutti. Accanto compare la scritta Demetrio con riferimento, secondo Capibivio, al re di Siria o di Macedonia. Il cervo simboleggia le qualità del buon sovrano, veloce nel condurre le guerre, mite nei costumi, ma potente e autorevole. La palma carica di frutti è invece auspicio di longevità della vita e fertilità della terra.
Aldrovandi mette a confronto questa moneta con una simile (figure C e D), mostratagli da Giulio Cesare Velio, cittadino bolognese esperto di antichità. Questa seconda moneta differisce dalla prima per il nome iscritto nel rovescio accanto al cervo: al posto di Demetrio essa reca la scritta Callistrato, nome di un governatore della città, probabilmente il magistrato macedone citato da Aristotele (v. il trattato "Oeconomica"). La palma di questo secondo esemplare, nota Aldrovandi, è dotata di soli sei rami, come se dovesse ancora crescere.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

Immagini Interne a confronto

Nessuna immagine a confronto


Immagini Esterne a confronto

Nessuna immagine a confronto