Titolo Proprio: Cantaridi (De Cantharide) - Tavola I
Autore: Ignoto
Soggetto: Insetto
Identificativo: 35 [3] 16-B.67
Collocazione: p. 471
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F711(BEETLE)
Datazione Stimata: 1602
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 19,8 x 10,8
Tag: re Pirro, Ambrogio Paré, veleno, afrodisiaco

Descrizione:

La tavola illustrata mostra varie specie di cantaridi e altri insetti considerati affini agli scarabei. L'autore si sofferma sulla descrizione del caratteristico colore verde-dorato, sull'habitat privilegiato tra i campi di grano o su alberi come frassini e rose, e sulle teorie del tempo circa la loro generazione da bruchi o umori vegetali. Tra le figure spiccano la grande cantaride verde-dorata reperita sulle rose (fig. 1), esemplari allungati con striature gialle (fig. 2), forme rotondeggianti e scure denominate "viole" (figg. 3-6) e varietà maculate di rosso e nero raffigurate sia a riposo sia con le ali spiegate per mostrare l'addome rosso (figg. 8 e 9). Compaiono inoltre un ragno al numero 7 e persino una zanzara al numero 12, inclusa quasi per errore ("negligentemente").
Nel testo, Aldrovandi arricchisce la trattazione con curiosità, etimologie e aneddoti storici riguardanti l'uso medico e la forte tossicità della polvere derivata dall'insetto, usata sia come afrodisiaco sia come veleno. Tra gli aneddoti più emblematici spicca quello di Pirro III, che morì per aver bevuto il filtro d'amore a base di cantaridi preparato da sua madre Olimpiade per una fanciulla amata, o la vicenda narrata da Ambrogio Paré riguardante un giovane abate avvelenato a cena da una cortigiana con polvere di cantaride.

Note:

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Bibliografia:

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