Titolo Proprio: Bupreste (De Bupreste)
Autore: Ignoto
Soggetto: Insetto
Identificativo: 35 [3] 16-B.71
Collocazione: p. 488
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F711(BEETLE)
Datazione Stimata: 1602
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 5,7 x 6,9
Tag: veleno, coleottero, ragno, salasso

Descrizione:

Il testo analizza il Bupreste, un insetto temibile celebre fin dall'antichità per la sua tossicità. Il suo nome deriva dal greco ("che fa gonfiare i buoi") poiché, se ingerito al pascolo dai bovini o dai cavalli, ne provocava un letale e doloroso gonfiore addominale.
Aldrovandi ne esamina le definizioni etimologiche e le fonti classiche, confrontando le opinioni di naturalisti come Bellonius, Grevinus e Leonicerus. Viene evidenziata la difficoltà degli antichi nel classificarlo e distinguerlo dalla comune cantaride, oltre al celebre errore di Leonicerus che dipinse l'insetto con otto zampe a causa di un'errata interpretazione dei testi antichi. Per illustrare queste differenti interpretazioni, la pagina riporta tre xilografie raffiguranti tre presunte specie di Bupreste, tra cui due forme coleotteriformi e la controversa variante "aracnodea" a otto zampe.
Nonostante la pericolosità dell'insetto — la cui somministrazione dolosa agli uomini era punita dal diritto romano (Lex Cornelia) —, l'autore ne analizza gli usi nella medicina ippocratica e galenica: se opportunamente dosato con vino, oli ed erbe aromatiche, serviva come rimedio ginecologico (pessari), vescicante e stimolante, richiedendo specifici antidoti e l'emesi in caso di intossicazione accidentale. Infine, vengono riportati i rimedi veterinari per il bestiame avvelenato, basati su salassi alle vene nasali o del palato, corse forzate e beveroni a base di cavolo cotto, garum, porri e vino passito.

Note:

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Bibliografia:

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