Titolo Proprio: Lucciole (De Cicindela)
Autore: Ignoto
Soggetto: Insetto
Identificativo: 35 [3] 16-B.72
Collocazione: p. 495
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F711(FIREFLY)
Datazione Stimata: 1602
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 10,4 x 5
Tag: Plinio, Cardano, Merula, Della Porta

Descrizione:

Aldrovandi colloca la lucciola nell'ordine degli scarabei, confutando chi la considera una farfalla. Ne descrive la duplice forma — alata e priva di ali (aptera) — e ne traccia lo sviluppo biologico: dalla deposizione delle uova nasce un bruco dal corpo segmentato che, attraverso successive mutazioni, si trasforma nel coleottero alato. Sotto il profilo del comportamento e della natura della luce, la lucciola viene descritta come un animale del tutto inoffensivo e privo di veleno. La sua luminescenza è concentrata nella parte posteriore dell'addome e deriva da una luce intrinseca, comparabile a quella del legno putrido o delle squame di pesce. Questo fenomeno ha anche un profondo valore agricolo e presagico: secondo Plinio, l'apparire delle lucciole la sera nei campi segnala ai contadini il momento della semina del miglio e della maturazione dell'orzo.
Infine, Aldrovandi passa in rassegna i curiosi impieghi alchemici e pratici attribuiti all'insetto da naturalisti quali Girolamo Cardano, Giovanni Battista Della Porta e Gaudenzio Merula. Si riteneva che, macerando o distillando le lucciole nel concime, si potesse ricavare un liquido luminescente con cui scrivere al buio o illuminare una stanza. Tra le varie credenze popolari riportate figura anche l'uso del decotto di lucciole come esca per la pesca.

Note:

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Bibliografia:

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