Titolo Proprio: Blatte (De Blattis)
Autore: Ignoto
Soggetto: Insetto
Collocazione: p. 502
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F711(BEETLE)
Datazione Stimata: 1602
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 3 x 5,6
Tag: scarafaggio, bupreste, scarabeo, Virgilio

La xilografia illustra un medesimo esemplare di blatta visto da sotto, in posizione supina (fig. 1), e dall’alto, in posizione prona (fig. 2), caratterizzato da un corpo scuro a bande dorate e da zampe e antenne rosseggianti. Nel testo, Aldrovandi evidenzia come il termine "blatta" fosse usato dagli antichi in modo equivoco per indicare insetti diversi o prodotti naturali (come il baco da seta e la porpora). Definendole "lucifughe" sulla scia di Virgilio, il naturalista descrive le blatte come insetti che amano l'oscurità e l'umidità. Distingue varie tipologie in base all'habitat: le blatte dei mulini (“Myloeci”), quelle domestiche e dei bagni (dette “bucaroni”) e varietà prive di ali che vivono nella crusca o nel legno. In medicina, gli antichi le usavano cotte in olio o in cenere come succedanei del bupreste contro otalgie, verruche, lebbra, disturbi respiratori e tumori. Per scacciarle da case e giardini si usavano erbe come la “Blattaria” o trappole con stomaco di montone. Per proteggere libri e vestiti si trattavano le carte con allume e nitro e si ricorreva a piante aromatiche (lavanda, rosmarino, menta e assenzio). Persino la natura offre esempi di difesa: upupe, cornacchie e rondini usano erbe nei nidi per proteggere le uova dalle blatte.
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