Titolo Proprio: Cochlea doppia simile a un turbinato [Cochlea duplex ad instar quasi turbinis]
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.171
Collocazione: p. 394
Classificazione: Filosofia
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Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 7,2 x 4
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Descrizione:

L’incisione raffigura una cochlea marina identificata con l’ombelico marino, detto dai medici comuni anche nerite, ma di dimensioni molto maggiori rispetto a quest’ultima, pur non superando la grandezza di un comune buccino. La conchiglia è rotonda e richiama chiaramente la forma di un ombelico, dalla quale deriva il nome. A differenza degli altri turbinati, protetti da una crosta sottilissima disposta intorno alla carne a modo di opercolo, questa forma è chiusa da un rivestimento simile a una pietra rossa. Il testo distingue inoltre una parte color cenere, rigonfia superiormente e piana inferiormente, e un’altra rotonda e rossa. La conchiglia è la sola, tra i turbinati dell’Oceano descritti nel passo, a poter essere levigata; presenta un’apertura più rotonda di quella di ogni altro genere e possiede sempre un opercolo circolare. È commestibile e viene venduta comunemente come i buccini, le porpore e le neriti. Il rivestimento è rugoso e scabro, mentre la spira si avvolge da destra verso sinistra, come i viticci delle piante che si legano agli alberi. Aristotele chiama “papavero” la parte contenuta nella spira della conchiglia, presente anche nella porpora, nel buccino e negli ombelichi.


Bibliografia:

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