Titolo Proprio: Echinometra massima pelagica sarda di Bernardo Castello [Echinometra maxima pelagica Sardica, a D. Castelletto]
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.205
Collocazione: p. 415
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 19 x 15,5
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Descrizione:

L’incisione raffigura la più grande echinometra descritta da Aldrovandi, comunicatagli dal genovese Bernardo Castelletto. L’esemplare raggiungeva dimensioni paragonabili a quelle della testa di un fanciullo ed era tanto capace da poter contenere cinque libbre d’acqua. La parte superiore era gibbosa e rotonda, mentre quella inferiore risultava quasi piana. Il calice, bianco, era diviso in cinque settori simili a quelli di un melone; ciascuno presentava tre fasce, delle quali quella centrale costituiva una sutura che separava le parti e permetteva di aprirle facilmente. Le due fasce laterali erano di colore quasi castano e percorse da numerosi fori, visibili soprattutto dopo l’esposizione all’aria. La bocca era collocata nella parte inferiore, mentre l’apertura destinata all’espulsione degli escrementi si trovava superiormente. L’animale possedeva cinque denti cavi e di forma triangolare. La superficie esterna della conchiglia, privata delle spine, era ferruginea e presentava rilievi maggiori e minori di colore giallo, disposti trasversalmente e parallelamente; tali elementi erano più larghi al centro, più stretti alle estremità e ricoperti di tubercoli simili a verruche. In prossimità della bocca i rilievi apparivano più grandi e più fitti, mentre quelli minori non erano visibili.


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