Titolo Proprio: Il leone [marino] dell'autore
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Collocazione: p. 121
Classificazione: Filosofia
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Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 30 x 12
Tag: mare, crostaceo, aragosta, gessner

Il leone marino descritto da Aldrovandi è identificato come un grande crostaceo affine all’astaco, ma distinto sia dall’“elefante" di Plinio sia dal comune astice. L’autore sottolinea come molti naturalisti abbiano confuso queste specie, sostenendo invece che il vero leo marinus possa essere riconosciuto attraverso il confronto tra le fonti antiche e l’osservazione diretta. L’animale presenta corpo allungato e irsuto, di colore fulvo o giallastro quando vivo, con chele molto lunghe e pinze sottili e larghe. A differenza dell’"elefante", possiede arti ricoperti di peli e spine, le zampe successive alle chele sono spinose e terminano in speroni, mentre l’ultimo paio è più piccolo e privo di aculei. Il dorso spinoso lo avvicina alla locusta marina più che all’astaco. Sul capo porta antenne lunghissime e sottili, altre appendici frontali più brevi e un aculeo prominente che protegge gli occhi cornei e sporgenti. Il corpo, ondulato e villoso come un tessuto di peli di capra o cammello (camelotto), termina in una coda con cinque pinne ben distinte. L’esemplare osservato da Aldrovandi proveniva dall’isola di Lerino presso Antibes ed era ritenuto il vero leone ricordato da Plinio, riconoscibile per le chele simili a quelle dei granchi unite a un corpo da locusta. L’autore descrive anche un gigantesco esemplare ricevuto da Brindisi, lungo tredici palmi, con una chela enorme e l’altra molto più sottile, secondo la tipica asimmetria degli astaci; le pinze erano armate internamente di tubercoli simili a denti. Ricorda infine altri esemplari vicini al leone di Rondelet, ma con antenne, zampe e chele più lunghe e robuste, e il celebre “astaco marino” nordico descritto da Olao Magno, detto Humer, ritenuto tanto potente da poter soffocare un uomo con le chele.
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