Titolo Proprio: Altri astici fluviali
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Collocazione: p. 129
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 14 x 12,5
Tag: mare, crostaceo, aragosta, gessner

L’incisione illustra due astici fluviali, animale identificato da Aldrovandi con il cammarus degli antichi e comunemente chiamato gammaro. L’autore rifiuta l’identificazione del cammarus con la squilla, ricordando che Ateneo e Galeno distinguevano chiaramente astaci, squille e cammaridi. L’animale è descritto come lungo e cilindrico, diverso dai granchi per il corpo segmentato e allungato. Il capo termina in un rostro breve e appuntito sotto il quale si trovano gli occhi; davanti emergono quattro antenne, due brevi e due molto lunghe e sottili. Ogni lato del corpo possiede una grande chela denticolata composta da quattro articolazioni, seguita da quattro paia di zampe, delle quali le anteriori sono bifide e pelose, mentre le posteriori terminano in speroni. La coda è composta da sei segmenti e termina in cinque pinne. Aldrovandi distingue varietà sassatile e varietà maggiore “nobile”, diffuse nei torrenti, nei laghi e nei fiumi europei, soprattutto in Gallia, Pannonia e regioni alpine. L’animale è onnivoro e necrofago, si nutre di carogne e pesci morti ed era pescato mediante esche di interiora o rane. Grande spazio è dedicato anche agli usi alimentari e medicinali: gli astaci venivano lessati, trasformati in zuppe e salse e considerati rimedi contro rabbia, tisi, calcoli e numerose malattie interne. Celebri erano soprattutto i piccoli “lapilli” presenti nel capo, ritenuti utili contro i calcoli renali e altre affezioni.
Immagine aderente
Bibliografia:
Immagini Interne a confronto
Nessuna immagine a confronto
Immagini Esterne a confronto
Nessuna immagine a confronto