Titolo Proprio: Squilla larga dell’autore
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.31
Collocazione: p. 145
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 22,5 x 11,5
Tag: mare, crostaceo, aragosta, gessner

Descrizione:

L’incisione illustra la squilla lata descritta da Aldrovandi, identificata con la grande “orsa marina” ricordata dagli autori antichi. L’autore insiste sul fatto che questa specie debba essere distinta sia dagli astaci sia dalle comuni locuste marine, benché condivida con esse numerosi caratteri morfologici. Giulio Cesare Scaligero la riconosce come la vera ursa di Aristotele, mentre Bellon la assimila alla grande squilla gibbosa. L’animale presenta un corpo largo, depresso e fortemente corazzato, con dorso irregolare disseminato di rilievi e tubercoli rossastri. A differenza degli astaci, non possiede vere grandi chele anteriori, ma robuste appendici spinose utilizzate per afferrare il cibo. Sul capo si trovano antenne relativamente corte, bifide e azzurrastre, insieme a un rostro prominente e occhi poco sporgenti. Le zampe sono robuste, articolate e terminano in unghie nere ricurve. La coda è composta da cinque segmenti terminanti in pinne. Aldrovandi sottolinea il carattere mostruoso e quasi “ursino” dell’animale, da cui deriverebbe il nome di ursa marina. La specie era ritenuta frequente presso Roma, Napoli, la Sicilia e le coste africane, soprattutto in fondali fangosi. Come le locuste marine, veniva considerata un cibo raffinato e pregiato.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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