Titolo Proprio: Squilla larga di Rondelet
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.32
Collocazione: p. 146
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 7 x 12,5
Tag: mare, crostaceo, aragosta, gessner

Descrizione:

L’incisione illustra la squilla lata secondo la descrizione di Guillaume Rondelet, che la considera un grande crostaceo affine alle locuste marine ma distinto dagli astaci per l’assenza di vere chele anteriori. Il naturalista francese insiste sulla larghezza del corpo, molto più schiacciato rispetto alle altre squille. L’animale ha dimensioni simili a quelle della locusta marina, ma appare più largo, villoso e appiattito. Sul capo emergono due robuste strutture ossee dentate ai lati e antenne articolate che si biforcano a metà della loro lunghezza. Possiede due grandi chele spinose, piegate verso la bocca e utilizzate quasi come mani, mentre le zampe laterali sono quattro per lato. Gli occhi sono poco prominenti e il dorso appare disseminato di tubercoli rossastri, tanto vivaci da sembrare pietre preziose incastonate. La coda è composta da cinque segmenti terminanti in pinne, e sotto di essa si trovano appendici utilizzate per portare le uova. Rondelet osserva che la specie era rara a Marsiglia ma più frequente a Roma, Napoli e nel Mediterraneo meridionale. Considerata una delle squille più pregiate, veniva cucinata in modo simile all’astaco e alla locusta marina.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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