Titolo Proprio: Squilla gibba comune
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.36
Collocazione: p. 152
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 22 x 8
Tag: astice, crostaceo, aragosta, gessner

Descrizione:

L’incisione illustra la squilla gibba intesa dagli antichi come la forma principale del genere delle squille. Aristotele le attribuisce corpo allungato, cinque arti per lato e quattro pinne caudali, mentre Bellon ne sottolinea i sei cirri sottilissimi davanti alla fronte, la coda contratta e la pinna mediana spinosa e seghettata. Oppiano ed Eliano ricordano la sua capacità di difendersi dai pesci predatori, in particolare dal lupo di mare, che viene ferito nel palato dal corno acuto dell’animale fino a morirne. Le squille gibbe sono considerate cibo molto delicato e dolce, più raffinato di locuste marine e astaci, e vengono consumate fritte o lessate con olio e aceto. La tradizione poetica insiste inoltre sul movimento arcuato e gibboso del corpo, assunto da Anassandride come immagine proverbiale della curvatura e della torsione.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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