Titolo Proprio: Polpo raffigurato dalla parte inferiore
Autore: Ignoto
Soggetto: Animale
Identificativo: 35 [3] 16-C.5
Collocazione: p. 16
Classificazione: Filosofia
IconClass:
Datazione Stimata: 1606
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 25 x 18,5
Tag: mare, polipo, mollusco, ventose

Descrizione:

L’incisione rappresenta il polpo raffigurato dalla parte inferiore. L'animale è capace di mutare colore adattandosi al fondo, soprattutto roccioso, sia per difesa sia per caccia, qualità attestata dalle fonti antiche e centrale nella sua immagine culturale; si accoppia d’inverno e depone in primavera uova bianche numerosissime a grappolo, custodite dalla femmina nella tana, da cui dopo circa cinquanta giorni nascono piccoli polpi, mentre la vita dell’animale è breve e raramente supera i due anni, con rapido indebolimento dopo la riproduzione. Il polpo intrattiene rapporti di antagonismo con aragoste, astici, granchi, murene e gronghi, potendo soffocare i crostacei con le ventose ma risultando vulnerabile a murene e gronghi che ne lacerano le braccia. Nella sezione mistica e morale, Aldrovandi interpreta il polpo come figura simbolica ambivalente. In positivo, seguendo Plutarco, esso richiama la forza dell’anima, capace di estendere le proprie facoltà come il polpo distende le braccia. In senso più critico, Carneade lo paragona agli Accademici, che finiscono per confutare le proprie opinioni come il polpo divorerebbe i propri tentacoli. Prevale però la lettura negativa, soprattutto in Sant’Ambrogio, il mimetismo del polpo diventa immagine dell’uomo fraudolento, dell’adulatore e dell’ingannatore, capace di mutare aspetto per tendere insidie. Da qui derivano altre applicazioni morali: il polpo figura i ricchi attaccati ai beni, il diavolo che trascina nell’abisso, le donne seduttrici, i traditori dalla doppia intenzione, gli ostinati, gli avari, gli usurai, che spogliano i poveri come l’animale consuma le conchiglie e ne conserva i gusci.

Note:

immagine aderente


Bibliografia:

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