Titolo Proprio: Palamita (Pelamys et aerulea)
Autore: Giovanni Battista Coriolano
Soggetto: Pesce
Identificativo: 35 [3] 16-D.193
Collocazione: p. 315
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F62(TUNNY)
Datazione Certa: 1613
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 29,3 x 13,4
Tag: palamita, Aristotele, Plinio, Mar Nero

Descrizione:

Nel trattato la Pelamys viene presentata come un pesce pelagico privo di scaglie evidenti, strettamente legato alla biologia e alla storia naturale del tonno (Thunnus).

Attraverso il confronto con le fonti classiche, tra cui Aristotele, Plinio e Galeno, Aldrovandi spiega che il termine Pelamys riconduce alla radice pelos (fango). Questo nome è legato all'abitudine del pesce di frequentare le acque fangose del Mar Nero (il Ponto) o di nascondervisi durante le migrazioni giovanili.

L'autore ricostruisce le diverse fasi di accrescimento riconosciute dall'antichità: gli esemplari al compimento del primo anno prendono il nome di Pelamys; solo una volta raggiunta la piena maturità e una stazza imponente vengono identificati come tonni veri e propri. Rispetto al tonno adulto, la Palamita si distingue per una conformazione più allungata e affusolata, con epidermide liscia ricoperta da una membrana sottilissima. Le sue carni, descritte come tenere, magre e saporite, erano particolarmente apprezzate sia consumate fresche sia conservate sotto sale o salamoia.

Nell’illustrazione, la parte dorsale e i fianchi sono caratterizzati da una stesura pittorica nei toni del verde e del grigio, impreziosita da fitte striature. Le pinne pettorali, le dorsali e la coda sono rese con un pigmento rosato.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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