Titolo Proprio: Bue
Autore: Ignoto
Soggetto: Quadrupede
Collocazione: p. 36
Classificazione: Filosofia
IconClass: 47I21111
Datazione Stimata: 1621
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 15,5 x 22,5
Tag: corna, trompe-l'oeil, Diogene Laerzio,

L'immagine raffigura un bue, quadrupede ruminante del genere dei bisulchi (p. 35). L'animale è presentato di profilo e, secondo l'uso illustrativo delle opere naturalistiche tra Cinque e Seicento, mira a mostrare con chiarezza la struttura complessiva dell'animale. Secondo la descrizione che ne dà il testo, il bue è rappresentato di corpo massiccio, con il collo robusto, la testa ampia, le corna, il tronco allungato, la coda lunga e la conformazione del piede bisulco.
Come ha osservato Serena d'Amelio (2023, pp. 248-251), l'incisione risulta interpolata dall'intervento di un miniatore da individuare nella cerchia degli artisti dei botteghini pesaresi, il quale, oltre ad arricchirne il paesaggio con la riproduzione di una marina, ha inserito la figura entro una cornice rettangolare che lascia parzialmente esterne le corna creando un particolare effetto trompe-l'oeil.
Tra gli autori citati troviamo lo scrittore greco Diogene Laerzio (metà del III secolo) il quale, sulla base di un racconto dello storico Demetrio, dichiara che le Ninfe donarono a Epimenide di Creta un alimento magico e inesauribile (halymon), che il filosofo conservava all'interno dello zoccolo di un bue. Consumandone piccole quantità, riusciva a nutrirsi senza che nessuno lo vedesse mai mangiare né espellere scorie.
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