Titolo Proprio: Corno di uro
Autore: Ignoto
Soggetto: Quadrupede
Collocazione: p. 351
Classificazione: Filosofia
IconClass: 43C11482
Datazione Stimata: 1621
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 28 x 16,5
Tag: Cesare, Scaligero, Camerarius, caccia

L'incisione raffigura un grande corno di uro, rappresentato isolatamente per metterne in evidenza le dimensioni e la struttura.
Aldrovandi ricorda che, nei Commentarii de bello Gallico, Giulio Cesare (100-44 a.C.) riferisce come i Germani utilizzassero le corna degli uri, per la loro ampiezza, come preziose coppe da banchetto. Secondo Aldrovandi e Giulio Cesare Scaligero (1484-1558), tale usanza era ancora praticata in Samogizia (nell'attuale Lituania) e in Masovia (Polonia), dove l'uro era particolarmente diffuso. L'autore osserva inoltre che le corna di questi animali, più lunghe di quelle del bisonte, erano talvolta conservate come rare testimonianze e ornate d'oro e d'argento nei templi.
L'immagine del corno, comunicata ad Aldrovandi dal medico e naturalista tedesco Joachim Camerarius il Giovane (1534-1598), mostra inoltre un esemplare adattato come strumento sonoro per l'attività venatoria. Il corno è descritto come interamente nerissimo e percorso, per tutta la sua lunghezza, da alcune striature.
Come nelle altre tavole dell'opera, la raffigurazione è rifinita ad acquerello, tecnica che contribuisce a valorizzare la resa descrittiva dell'oggetto.
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Bibliografia:
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