Titolo Proprio: Camoscio (Rupicapra) di Belon
Autore: Ignoto
Soggetto: Quadrupede
Identificativo: 35 [3] 16-F.56
Collocazione: p. 727
Classificazione: Filosofia
IconClass: 47I214
Datazione Stimata: 1621
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 13,5 x 16,5
Tag: capra selvatica, montagna, corna, Plinio

Descrizione:

L'illustrazione raffigura una rupicapra, appartenente a quella variegata famiglia delle capre selvatiche di cui già Plinio il Vecchio scriveva: «Le capre selvatiche si trasformano in numerosissime forme simili. Vi sono la caprea, la rupicapra, l’ibice ecc.».
Tra le fonti antiche e moderne alle quali Aldrovandi ricorre per la descrizione della rupicapra figurano: Plinio, Alberto Magno, Gessner, Scaligero, Marziale, Belon, Oppiano e Pierre Gilles.
In particolare, il naturalista francese Pierre Belon (1517-1564), nella sua opera Les observations (1553), descrive la rupicapra - così chiamata dai Latini poiché il suo habitat è costituito da rocce dure e aspre, nelle quali si ritira durante la notte e anche durante il giorno, dopo aver mangiato le erbe delle valli - come un animale selvatico di dimensioni inferiori alla dama e allo stambecco, con il corpo simile a quello del capriolo e il mantello di colore variabile tra il giallastro e il bruno. Le corna sono nere, piccole, tondeggianti e ricurve verso la fronte, tra gli occhi. Per questo accade molto spesso che muoia mentre si gratta le natiche, poiché le conficca così profondamente da non poterle poi estrarre: sono infatti ricurve come un uncino. Una linea nera percorre longitudinalmente il dorso e altre due linee, ai lati della testa, si estendono dalla base delle corna attraverso gli occhi fino al muso. La fronte presenta inoltre una caratteristica macchia a forma di stella. Le orecchie sono più lunghe di quelle dell’ariete, mentre la parte superiore della coda è nera, pelosa e relativamente lunga, come quella della dorcade.
Aldrovandi riprende da Belon sia la descrizione dell’animale sia la relativa immagine, rilevando tuttavia come le corna siano qui rappresentate, a suo giudizio, troppo corte.
Come nelle altre tavole della serie, la raffigurazione è rifinita ad acquerello, tecnica che contribuisce a valorizzarne la resa descrittiva.

Note:

Immagine aderente


Bibliografia:

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