Titolo Proprio: Stambecco (Ibice) di Belon
Autore: Ignoto
Soggetto: Quadrupede
Collocazione: p. 732
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F24(IBEX)
Datazione Stimata: 1621
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 12,5 x 17,5
Tag: capra selvatica, Plinio, Stumpf,

L'illustrazione raffigura uno stambecco, appartenente a quella variegata famiglia delle capre selvatiche di cui già Plinio il Vecchio scriveva: «Le capre selvatiche si trasformano in numerosissime forme simili. Vi sono la caprea, la rupicapra, l’ibice ecc.».
Plinio, inoltre, lo descrive come un animale delle Alpi, dotato di straordinaria agilità e di enormi corna, quasi «foderi di spade», con cui riesce a bilanciarsi e a saltare da una roccia all’altra. Aldrovandi ne riprende e amplia la descrizione attraverso diverse fonti: Alberto Magno, Scaligero e soprattutto lo storico svizzero Johannes Stumpf (1500-1576), la cui cronaca svizzera (1548), tradotta in latino da Gessner, presenta l’ibice come un animale delle alte montagne alpine, robusto e dal mantello scuro, con testa piccola, gambe esili e zoccoli biforcuti. Particolare rilievo assumono le grandi corna rivolte all’indietro, pesanti e nodose, i cui nodi aumentano con l’età. Stumpf ne sottolinea inoltre l’eccezionale agilità, superiore a quella del camoscio (rupicapra), che gli consente di arrampicarsi su pareti scoscese e compiere lunghi salti tra rocce e precipizi. La femmina è descritta come più piccola e meno scura del maschio, con corna ridotte.
L’immagine è tratta da Les obseruations del naturalista francese Pierre Belon (1517-1564), che raffigura lo stambecco nell’atto di saltare tra le rocce; nella versione di Aldrovandi, tuttavia, lo sfondo è modificato e l’animale sembra spiccare il salto sopra una pianta.
Come nelle altre tavole della serie, la raffigurazione è rifinita ad acquerello, tecnica che contribuisce a valorizzarne la resa descrittiva.
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Bibliografia:
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