Titolo Proprio: Saiga tatarica (Suhak Scytharum)
Autore: Ignoto
Soggetto: Quadrupede
Collocazione: p. 762
Classificazione: Filosofia
IconClass: 25F24(ANTELOPE)
Datazione Stimata: 1621
Tecnica: Xilografia
Dimensioni (altezza x base, centimetri): 22,1 x 17
Tag: capra selvatica, Scizia, Camerarius, emblema

L’illustrazione raffigura un esemplare di suhak della Scizia (regione storica, abitata dagli Sciti, che si estendeva dal Mar Nero alla Polonia e alla Germania, e dalla Siberia alla Cina), identificato con l’attuale saiga, animale simile a una capra selvatica, celebre per la rapidità, la ferocia e l’acutezza della vista e dell’udito. Secondo Aldrovandi, che riprende la descrizione di Joachim Camerarius il Giovane (1534-1598), archiatra della repubblica di Norimberga, il suhak giungeva annualmente fino ai confini della Podolia (regione storica tra Ucraina e Moldavia) e possedeva corna scanalate, biancastre, traslucide, acute e robuste.
L’immagine deriva dai Symbola et emblemata (1595) di Camerarius, e precisamente dall'emblema XLV, PRÆMIA DIGNA FERAM, dove l’animale è tuttavia raffigurato privo di corna: un dettaglio che Aldrovandi riprende esplicitamente, dichiarando di aver mutuato dal medico anche questa rappresentazione erronea.
Nella parte testuale, tuttavia, Aldrovandi incorre in un evidente errore: attribuisce all'immagine il motto NON MIHI SED POPULO, scambiando la propria fonte figurativa con l'emblema immediatamente precedente (XLIV), nel quale la saiga è raffigurata alla testa di un gregge di caprioli come allegoria del sovrano illuminato e vigilante. Nonostante il testo aldrovandiano richiami l'esegesi politico-morale dell'emblema XLIV, la derivazione iconografica è invece puntualmente legata all'emblema XLV, da cui deriva la resa dell'animale in solitaria.
Come nelle altre tavole della serie, la raffigurazione è rifinita ad acquerello, tecnica che contribuisce a valorizzarne la resa descrittiva.
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Bibliografia:
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